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Ignazio Apolloni












IGNAZIO APOLLONI _ la fotografia tra allusione e ricerca
Palermo, ottobre 2010


Il volo di un uccello, forse un rapace, forse un’aquila, colto con la rapidità dell’occhio umano e con la fissità dell’obiettivo della macchina fotografica che lo immortala. Una sequenza di immagini, tra amore e delusione, di opere architettoniche e scheletri rimasti a ricordare l’entusiasmo per la rinascita – altrove – di una cittadina scomparsa sotto il terremoto del ’68, soltanto salvata dal Cretto di Burri. Un paesaggio amorfo perché privato della sua bellezza – il mare – da costruzioni, muri di indifferenza, ipertrofia dell’egoismo bieco quando non addirittura criminale. Pozzanghere, acquitrini, ristagni d’acqua putrescente soltanto salvati, dalla loro nefanda bruttezza, da nuvole bianche che in essi trovano specchio, l’auspicato specchio delle loro brame. Ed infine una nave da crociera che scivola sull’erba del Foro Italico di Palermo alla ricerca di un possibile luogo dove approdare, quasi il desiderio del ritorno ad Itaca dei suoi passeggeri.
Siamo in una riserva naturale, tra le parziali rovine di Gibellina, in un errabondo viaggio nel nulla: l’Alcamo ricca di vigneti, depauperata però del suo diritto di esistere quale componente di una Sicilia nota per il fascino che vi si sprigiona, e per i miti. A riprendere il tutto, con il necessario distacco tra oggetto e soggetto, tra riflessioni e trame, la macchina fotografica cui Tiziano Salamone affida la carica di empatia che lo domina e allo stesso tempo lo condiziona. Da uomo del Sud – più ragazzo che uomo – vorrebbe trovare fatti epocali o microscopiche entità della creazione da affidare al ricordo perché divengano memoria di un tessuto e vissuto tramite lo strumento principale preposto a questa funzione. Lo ama, lo annusa, prova a trasmettergli i suoi desideri perché lo aiuti nella ricerca del Come e del Perché l’evoluzione, la storia dell’uomo, le sue fonti. Le pulsioni che lo alimentano, seppure ancora sottese perché necessitano di liberarsi delle acrimonie connesse alle asperità della vita a quest’età, lo vedranno sicuramente sulla scena cimentarsi con i grandi fotografi; a partire da quelli della Magnum, Cartier-Bresson, Doisneau o Kertész.




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